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PARANOIA

Disturbo paranoide: chi ne è affetto presenta una grande sospettosita’ e diffidenza nei confronti degli altri, anche in assenza di motivi concreti, portando il soggetto ad interpretare gli eventi sempre in mala fede. Il disturbo colpisce tra il 2,2 e il 4,4 % della popolazione, maggiormente il sesso maschile e si manifesta in genere tra i 40 e i 50 anni di età, ma può avere luogo fin dalla prima adolescenza. Il paranoide teme costantemente di essere ingannato, sfruttato o di subire un imminente danno da parte delle persone con cui è in contatto, dubitando continuamente della trasparenza altrui e vivendo così frequenti liti ed incomprensioni. L ‘ individuo, per paura di essere attaccato si chiude in sé stesso, evitando di confidarsi con gli altri e ponendosi nei loro confronti con eccessiva vigilanza, suscitando una risposta aggressiva di difesa nelle persone che subiscono il suo comportamento. In apparenza può risultare polemico, aggressivo e lamentoso, senza però manifestare episodi rabbiosi espliciti. Si sente spesso inoltre escluso o emarginato, provando per questo ansia e tristezza. Chi soffre del disturbo maschera le emozioni con un atteggiamento razionale e testardo, la cui ostilità di fondo provoca però risposte aggressive da parte degli altri. E’ una persona intollerante alle critiche ed incapace di collaborare e ciò può comportare in primo luogo un rischio per il proprio posto di lavoro. Risulta inoltre geloso e dubitante della fedeltà del partner, rischiando la compromissione della vita relazionale e affettiva. La difficoltà nelle relazioni con gli altri riguarda l ‘ incapacità di mettersi nei panni dell’ altro , per una difficolta’ a distinguere la realtà dalle proprie percezioni e sensazioni. Questo disturbo può comportare anche brevi episodi psicotici (es allucinazioni, deliri di persecuzione, difficoltà comunicative), come reazione ad eventi stressanti, ma solo per pochi minuti o qualche ora. Tra le possibili cause del disturbo paranoide attualmente si ipotizzano temperamenti mentali, sociali ed ambientali, anche se e’ più a rischio di sviluppare il disturbo chi ha avuto familiari con disturbi schizofrenici e deliranti (es delirio di persecuzione). L ‘ esordio può avvenire in adolescenza o nella prima età adulta. Difficilmente un paranoide cerca aiuto psicoterapico di sua spontanea volontà, generalmente e’ spinto a farsi aiutare dai suoi familiari, che notano nella persona stati depressivi o atteggiamenti aggressivi. Un intervento utile per il soggetto e’ la terapia cognitivo comportamentale, ma il terapeuta deve prima affrontare la diffidenza del paziente. L ‘ intervento mira a placare lo stato di vigilanza tipico del paranoide facendogli notare i suoi schemi di pensiero, le conseguenti emozioni e le strategie funzionali a risolvere il problema. La fase successiva infine e’ portare il soggetto ad empatizzare con gli altri. Significato di paranoia : per definire il termine e’ necessario distinguere l ‘ uso quotidiano dal significato nel gergo medico psichiatrico. Nel colloquiale il termine paranoia e’ spesso usato per definire condizioni non pienamente patologiche , in cui la persona si ritiene vittima di persecuzioni o ancora per definire persone che soffrono semplicemente di ansia e apprensione, riferendosi quindi ad uno stato di paura o angoscia. In campo psichiatrico il termine paranoia indica uno stato psicotico, in cui il paziente elabora in modo preciso una serie di ideazione e credenze, basate sulla convinzione ossessiva di essere perseguitati o sottoposti ad una minaccia concreta. Questo pensiero si manifesta tramite idee come ad esempio essere spiati, pedinati o vittime di complotti. Solitamente la paranoia genera una perenne diffidenza verso gli altri, visti come male intenzionati dall ‘ interessato. La paranoia, se non si presenta nella forma di un disturbo delirante vero e proprio, non presenta una situazione di particolari psicosi (cioè riguardo situazioni che possono esserci nella vita reale) e il comportamento della persona non appare particolarmente anomalo. Anche il funzionamento globale della persona non risulta compromesso. Una forma del disturbo talvolta può manifestarsi non solo in forma delirante vera e propria, ma anche come effetto di altre condizioni, tra cui l ‘assunzione di sostanze come cocaina e anfetamine ; può inoltre derivare da una schizofrenia, manifestandosi spesso in forme di bizzarria e allucinazioni visive e uditive, che sono assenti nel disturbo delirante. Generalmente il pensiero paranoide non è di per sé patologico e consiste nel proiettare sugli altri sentimenti ritenuti soggettivamente inaccettabili. La persona attribuisce agli altri pensieri e sentimenti ritenuti inaccettabili con il fine di salvaguardare la propria autostima, in quanto proiettare queste cose sugli altri lo convince di avere il controllo delle situazioni. Il paranoide può arrivare ad una chiusura sempre più netta nei confronti degli altri che possono giungere a non tollerare più i suoi atteggiamenti.

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PSICOSI

Il termine psicosi indica un tipo di disturbo psichiatrico, espressione di una severa alterazione dell’equilibrio psichico dell’individuo, con compromissione dell’esame di realtà, frequente assenza di insight, e frequente presenza di disturbi del pensiero come deliri e allucinazioni. Venne introdotto nel 1845 da Ernst von Feuchtersleben con il significato di “malattia mentale o follia”. Nel senso comune il termine indica genericamente un sentimento di forte paura e ansia legato ad un particolare evento scatenante tale da condizionare il comportamento delle persone. Le forme più comuni e note di psicosi sono la paranoia, il disturbo bipolare e la schizofrenia. Esistono diverse articolazioni cliniche dei disturbi psicotici. I sintomi psicotici sono ascrivibili a disturbi di forma del pensiero, disturbi di contenuto del pensiero, e disturbi della sensopercezione. Si distinguono anche in “positivi”, caratterizzati da espansione della percezione e della sensazione (deliri, allucinazioni, ecc.), e “negativi”, caratterizzati da introiezione ed iporeattività (sintomi autistici, catatonia, isolamento, ecc.). Disturbi di forma del pensiero: alterazioni del flusso ideativo fino alla “insalata di parole” ed all’incoerenza; alterazioni dei nessi associativi, come la paralogia, la tangenzialità, le risposte di traverso, i “salti di palo in frasca”. Disturbi di contenuto del pensiero: ideazione prevalente delirante (deliri, spunti interpretativi). Disturbi della sensopercezione: allucinazioni uditive (a carattere imperativo, commentante, denigratorio o anche teleologico), visive, olfattive, tattili, geusiche (gustative).
Di queste tre categorie di sintomi, il disturbo del contenuto del pensiero (delirio) è quello caratterizzante tutti i quadri psicotici; infatti nei disturbi psicotici dell’umore le allucinazioni possono essere assenti.
Tali sintomi possono presentarsi sotto forma di episodi in diverse altre condizioni:
-in corso di disturbi mentali organici secondari a malattie internistiche o neurologiche (ad es., Lupus Eritematoso Sistemico, Endocrinopatie, Uremia, Porfiria, Malattia di Wilson, Corea di Huntington, lesioni del lobo temporale e parietale, Epilessia);
-in corso di abuso di sostanze come alcol, anfetamina, cocaina, e allucinogeni, o di Delirium;
-in corso di disturbi cognitivi correlati alla demenza;
-in corso di quadri psicotici di disturbi dell’umore;
-in corso di quadri psicotici depressivi e in gravi forme di depressione bipolare;
-in corso di quadri psicotici schizofrenici;
-in corso di quadri psicotici schizoaffettivi;
-in caso di psicosi acute (schizofreniformi, reattive brevi, cicloidi, puerperali, ecc.);
-in corso di disturbi deliranti (di tipo paranoide);
-in corso di disturbi di personalità.
L’età di insorgenza delle psicosi è variabile; nel caso delle psicosi infantili già nel primo anno di vita vi possono essere comportamenti abnormi. Le psicosi hanno un’incidenza tra i 15 e i 54 anni di 1/100 persone. Variano per gravità e prognosi in base alle caratteristiche della malattia, e in base alle caratteristiche dell’ambiente in cui vive la persona. Gli studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’International Pilot Study of Schizophrenia e il Collaborative Study on Determainants of Outcome of Severe Mental Disorders, condotti su 1400 individui osservati in un tempo superiore ai 20 anni, mostrano che la schizofrenia è ubiquitaria, e che contesti sociali diversi determinano esiti sociali diversi. Non sono emerse aree geografiche con incidenza particolarmente alta per i disturbi psicotici. Una prognosi decisamente migliore si è evidenziata per i soggetti appartenenti ai paesi in via di sviluppo. È risultato inoltre che i quadri clinici che si manifestano in maniera acuta presentano una evoluzione migliore di quelli con esordio insidioso e progressivo. Tuttavia, la tendenza ad un esito migliore nei paesi in via di sviluppo è comunque stata riscontrata sia per i quadri clinici a esordio acuto, sia per quelli a esordio progressivo.
Eziologia e ipotesi interpretative
L’eziologia del disturbo (ovvero la sua causa) è, come per molte condizioni mediche, multifattoriale e in larga parte poco conosciuta. Da un punto di vista psicobiologico, la sintomatologia psicotica trova una correlazione con alterazioni organiche a vari livelli, da una predisposizione genetica, all’alterato funzionamento di neurotrasmettitori quali la dopamina, la serotonina, il glutammato, il GABA, l’NMDA, i peptidi endogeni ed altri ancora. La psicoanalisi interpreta le psicosi con una rottura del rapporto dell’Io con la realtà esterna, dovuta alla pressione dell’Es sull’Io. Secondo Sigmund Freud, l’Io cede all’Es per poi recuperare parzialmente la costruzione di una propria realtà attraverso il delirio, recuperando il rapporto oggettuale. Secondo la psicoanalista Melanie Klein, le psicosi sono legate alla caduta nella posizione schizoparanoide della prima infanzia. Secondo lo psicologo analista Carl Gustav Jung, nelle psicosi si ha il sopravvento di complessi autonomi inconsci sul complesso dell’Io, che non riesce a mantenere il controllo sulle formazioni inconsce. Secondo Otto Kernberg, la psicosi si distingue dalla nevrosi per la “diffusione dell’identità” e la messa in atto di meccanismi di difesa primitivi (idealizzazione primitiva, svalutazione, scissione, identificazione proiettiva, diniego, onnipotenza), che proteggono l’individuo dalla disintegrazione e dalla fusione di sé con l’oggetto, con regressione di fronte all’interpretazione. Un altro elemento distintivo è quello della perdita della percezione della realtà. Infatti, al contrario della nevrosi, lo psicotico non riesce ad accettare elementi della realtà che lo circonda, e se ne crea una rappresentazione diversa. Dal punto di vista della psicologia esistenziale, Karl Jaspers parla di esperienze psicotiche quando queste vengono vissute come incomprensibili per il soggetto per le modalità con le quali scaturiscono dall’attività psichica, facendo declinare le condizioni ontologiche dell’esistenza (tempo, spazio, coesistenza, progettualità). L’indirizzo sociale della psichiatria esprime anche un’interpretazione legata al contesto socio-ambientale e relazionale, che, come si è visto, risulta determinante per l’integrazione dei pazienti psicotici e la loro riabilitazione. Molto efficace risulta la seguente conclusione:
«Resta comunque ancora molta strada da fare. Anche se gli antipsicotici di seconda generazione riescono finalmente a colpire il cuore biologico della malattia, non potranno però mai trovare al paziente un lavoro o degli amici: nessuna molecola sarà mai così potente da donargli magicamente la capacità di sviluppare d’un colpo rapporti sociali normali. Questa è una prerogativa che spetterà sempre all’uomo: al medico, al familiare e, da oggi in poi, anche al malato stesso»

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IL FRANCHISING DI SCACCO MATTO

Scacco Matto mette a tua disposizione un gruppo di professionisti che possono collaborare al fine di replicare il Modello sul tuo territorio. 

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Depressione

La depressione è una patologia psichiatrica, caratterizzata da episodi di umore depresso accompagnati principalmente da una bassa autostima e perdita di interesse o piacere nelle attività normalmente piacevoli (anedonia).
È una malattia invalidante che coinvolge spesso sia la sfera affettiva che cognitiva della persona, influendo negativamente in modo disadattativo sulla vita familiare, lavorativa, sullo studio, sulle abitudini alimentari e riguardo al sonno, sulla salute fisica con forte impatto dunque sullo stile di vita e la qualità della vita in generale. La diagnosi si basa sulle esperienze auto-riferite dal paziente, sul comportamento riportato da parenti o amici e un esame dello stato mentale. Non esiste attualmente un test di laboratorio per la sua diagnosi. Il momento più comune di esordio è tra i 20 e i 30 anni, con un picco tra i 30 e i 40 anni.
Tipicamente i pazienti sono trattati con farmaci antidepressivi e spesso, in maniera complementare, anche con la psicoterapia. L’ospedalizzazione può essere necessaria quando vi è un auto-abbandono o quando esiste un significativo rischio di danno per sé o per altri. Il decorso della malattia è molto variabile: da un episodio unico della durata di alcune settimane fino ad un disordine perdurante per tutta la vita con ricorrenti episodi di depressione maggiore.
La comprensione della natura e delle cause della depressione si è evoluta nel corso dei secoli, anche se è tuttora considerata incompleta. Le cause proposte includono fattori psicologici, psicosociali, ambientali, ereditari, evolutivi e biologici. Un uso a lungo termine e l’abuso di alcuni farmaci e/o sostanze, è noto per causare e peggiorare i sintomi depressivi. La maggior parte delle teorie biologiche si concentrano sui neurotrasmettitori monoamine come la serotonina, la norepinefrina e la dopamina, che sono naturalmente presenti nel cervello per facilitare la comunicazione tra le cellule nervose. In Italia la depressione colpisce, secondo uno studio condotto congiuntamente dalla AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, circa undici milioni di persone, che quotidianamente assumono farmaci contro tale patologia. La percentuale di italiani che soffrono di depressione arriverebbe, dunque, secondo tale studio, quasi al 20 per cento della popolazione, con una incidenza di quattro volte la media europea.

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Dove opera Scacco Matto

I 5 DISTRETTI IN CUI OPERA SCACCO MATTO La Scacco Matto eroga i propri servizi nella provincia di Ferrara in 5 distretti: Cento, Ferrara, Copparo, Portomaggiore e Codigoro, proponendo uno specifico modello di servizi per la salute mentale. Il Modello Scacco Matto si basa sul concetto di Recovery. L’idea alla base del Recovery fa riferimento non tanto alla guarigione in senso clinico quanto a un percorso personale che consenta al paziente di condurre una vita soddisfacente sia sotto l’aspetto dell’autorealizzazione sia nella possibilità di acquisire un ruolo sociale nel proprio contesto relazionale e comunitario. L’essenza del Recovery è fondamentalmente abbandonare la condizione immutabile di paziente psichiatrico, riappropriandosi della normalità della persona, di cittadino o di altri status consoni. La ripresa punterà a stabilire un nuovo senso d’integrità, comprensiva dell’aspirazione di vivere, lavorare, amare e, non ultimo alla vita sociale.

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Modello Scacco Matto

Scacco Matto si pone come obiettivo quello di portare una visione innovativa nel campo della salute mentale, con lo scopo di dimostrare che qualsiasi persona con un disturbo psichico ha un potenziale da scoprire e utilizzare sia nel mondo sociale che in quello lavorativo alla pari di qualsiasi altro individuo.