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SCHIZOFRENIA

La schizofrenia è un disturbo caratterizzato da psicosi, allucinazioni, deliri, linguaggio e comportamento disarticolati, appiattimento dell’affettività, deficit cognitivi e mancanza di gestione delle proprie risorse a livello sociale. La causa è di origine ignota, ma include componenti biologiche ed altre ambientali. Solitamente i sintomi insorgono durante l’adolescenza o nella prima età adulta. Affinché venga diagnosticato questa patologia gli episodi sintomatici devono durare e persistere per un periodo non inferiore ai sei mesi. Il trattamento per la cura consta in terapia farmacologica, terapia cognitiva e riabilitazione psicosociale. La diagnosi ed il trattamento precoci migliorano nel lungo periodo il “funzionamento” del paziente. Le psicosi sono rappresentate da sintomi come deliri, allucinazioni (visive, uditive e talvolta olfattive), pensiero e linguaggio disorganizzato e comportamento motorio bizzarro ed inappropriato, con eventuali situazioni di catatonia che indicano la perdita di contatto con la realtà, in cui il paziente si trova completamente alienato rispetto al mondo esterno. La prevalenza, a livello mondiale, è dell’1%; la percentuale è comparabile tra uomini e donne e relativamente costante attraverso le varie ed innumerevoli culture. Fattori di rischio risultano essere l’ambiente urbano, condizioni di indigenza, traumi infantili, situazioni di abbandono, infezioni prenatali ed anche e soprattutto la propensione genetica. La condizione inizia nella tarda, piena o pre-adolescenza e perdura per tutto l’arco della vita, generalmente associata ad una scarsa ed insufficiente funzione psico-sociale. L’età media di insorgenza è inferiore negli individui di sesso maschile, con una percentuale pari al 40% relativa al primo episodio prima dei 20 anni. L’esordio durante l’infanzia è raro e poco documentato.
Malgrado la causa scatenante sia di origine ignota, la schizofrenia detiene una base biologica, come dimostrato e sottolineato dall’evidenza di alterazioni nella struttura cerebrale, variazioni nella neurochimica e fattori di rischio a livello genetico di recente evidenza empirica. Molti esperti e studiosi sostengono che il disturbo schizofrenico si manifesti in maniera più frequente in individui con vulnerabilità del neurosviluppo e che l’insorgenza, la remissione e la ricorrenza dei sintomi che ne fanno capo rappresentino il risultato del connubio tra le interazioni fra queste vulnerabilità permanenti e gli eventi stressanti di natura ambientale. Nonostante la schizofrenia non insorga quasi mai in età infantile, le caratteristiche ed i tratti dell’infanzia possono innescare ed influenzare lo sviluppo della psicopatologia in età adulta. Tali fattori determinanti includono una peculiare predisposizione genetica, complicazioni intrauterine nel momento del parto o post-natali, infezioni virali del sistema nervoso centrale, l’esperienza di un trauma infantile e l’abbandono. I soggetti con un parente di primo grado affetto da schizofrenia hanno un rischio di manifestazione della patologia pari al 10-12%, in confronto all’1% di rischio della popolazione generale. Test neurobiologici e neuropsichiatrici provano che i pazienti in oggetto presentano più frequentemente, adottando la popolazione generale come termine di paragone, anomalie dei movimenti oculari di inseguimento, compromissione cognitiva di alcune funzioni superiori, e deficit di attenzione/concentrazione. Per quanto attiene ai fattori di natura ambientale, questi possono scatenare l’esordio o la recidiva reiterazione dei sintomi psicotici nelle persone già vulnerabili dal punto di vista genetico. Tali fattori stressanti possono avere carattere sociale (per esempio l’allontanamento da casa per studiare all’università) oppure farmacologico, come l’abuso da sostanze, per lo più stupefacenti. Sussistono prove emergenti che gli eventi ambientali possano avviare cambiamenti epigenetici che potrebbero influire sulla trascrizione genica e l’insorgenza del disturbo. Al fine di mitigare l’impatto dello stress sulla formazione e sulla esacerbazione dei sintomi, si annovera, tra le altre cose, l’instaurazione di una rete di forte supporto psicologico e sociale, abilità di coping, ossia di imitazione e mentalizzazione di modelli virtuosi di comportamento, che si può riflettere conseguentemente sulla modalità espressiva di linguaggio ed infine sulle dinamiche cognitive intra-psichiche. Anche i farmaci antipsicotici giocano un ruolo determinante nel mantenere stabilizzati o nel diminuire, seppur sensibilmente, i sintomi facenti capo al disturbo schizofrenico di personalità. I pazienti affetti da schizofrenia tendono a richiedere assistenza medica in seguito ad un periodo della durata media di 1-2 anni nel quale vivono in tale condizione, anche se in tempi più recenti si è giunti a riconoscere e diagnosticare la patologia prima del suo decorso. In definitiva, i sintomi della schizofrenia compromettono generalmente l’effettuazione di quelle funzioni cognitive e motorie considerate superiori, nonché complesse, difficili e maggiormente articolate. La schizofrenia è una psicopatologia cronica che può progredire attraverso differenti e mutevoli fasi, sebbene la durata e le caratteristiche di queste ultime siano variabili. Nella fase prodromica, gli individui possono risultare asintomatici o mostrare compromissione delle abilità sociali, lieve disorganizzazione cognitiva o alterazione percettiva, bassa o diminuita capacità nel provare piacere (anedonia) ed altri deficit generali di coping. Tali caratteristiche di personalità possono essere di leggera entità e riconosciuti soltanto a posteriori, oppure possono essere più marcati nella loro evidenza, con compromissione del funzionamento sociale, scolastico e professionale. Nella fase prodromica avanzata, i sintomi sub-clinici possono emergere: si manifestano così ritiro od isolamento, suscettibilità marcata, diffidenza e sospettosità, pensieri insoliti, percezioni distorte e disregolazione. L’insorgenza della schizofrenia, con i sintomi dei deliri e delle allucinazioni, può essere acuto (sviluppo in pochi giorni o settimane) oppure lento, progressivo ed insidioso (diversi anni). Durante la fase iniziale della psicosi vera e propria, i sintomi sono attivi e spesso anche peggiori. Nella fase centrale della psicosi, i periodi in cui si sperimentano i sintomi possono avere carattere episodico, con esacerbazioni e remissioni ben identificabili, oppure continuo. In tal fase iniziano a peggiorare i deficit funzionali. Infine, nella fase tardiva di psicosi, lo schema di malattia può divenire stabile anche se, nel contempo, vi è una considerevole variabilità; la condizione di invalidità può cronicizzarsi, peggiorare o persino scemare.
Generalmente i sintomi sono classificati come positivi, con distorsione nelle normali funzioni, negativi con diminuzione o addirittura perdita delle normali funzioni ed appiattimento affettivo, disorganizzati con disturbi cognitivi e comportamento bizzarro e cognitivi caratterizzati da deficit nell’elaborazione delle informazioni e nella risoluzione dei problemi. I sintomi positivi possono avere un ulteriore classificazione, ed essa concerne i deliri e le allucinazioni. I deliri sono concezioni, convinzioni erronee che vengono mantenute e perpetuate nonostante chiare prove contraddittorie. I deliri possono essere di tipo persecutorio, con radicate convinzioni di essere continuamente spiati, ingannati e tormentati; di riferimento, caratterizzati dal pensiero improprio che vi sia una correlazione tra specifici stimoli ambientali (passi di libri e testi di canzoni per esempio) e loro stessi, ed infine i deliri di furto o innesto del pensiero, contraddistinti dalla convinzione di essere controllati dal punto di vista mentale, per quanto riguarda le loro azioni ed il loro comportamento. Essi credono che altri abbiano la facoltà di leggere la loro mente, e quindi di essere in balìa di soggetti in possesso di poteri paranormali e telepatici che impongono determinati pensieri ed innescano specifici impulsi, ed anche che i loro moti cognitivi vengano trasmessi agli altri(idee di riferimento presenti anche nel disturbo schizotipico).
Le allucinazioni sono percezioni sensoriali distorte, e quelle di natura visiva ed in particolare uditiva sono di gran lunga le più frequenti e comuni. Per esempio, alcuni pazienti possono udire voci che commentano il loro comportamento o che gli dettano le cose da scrivere sotto forma di diario personale o romanzo.
I sintomi negativi, o deficit, includono l’appiattimento affettivo, con frequenti fenomeni di catatonia, ossia mancanza di manifestazione di espressività del viso, povertà dell’eloquio, con risposte succinte, ermetiche e lacunose alle domande rivoltegli, che porta all’impressione di vacuità interiore del paziente. Vi sono, poi, l’anedonia, ovvero la mancanza di interesse e piacere nelle attività svolte con relativo aumento di azioni afinalistiche, concernenti per esempio la reiterazione di comportamenti maniacali tipici del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), che può risultare e rappresentare una comorbilità frequente del disturbo da schizofrenia. Infine, vi è l’asocialità, cioè la mancanza di interesse nelle relazioni interpersonali. I sintomi negativi conducono spesso a scarsa motivazione ed a una riduzione dell’intenzionalità delle azioni compiute, oltre che al perseguimento degli obiettivi. I sintomi disorganizzati, i quali possono essere considerati una peculiare tipologia di sintomi positivi (deliri ed allucinazioni), afferiscono ai disturbi del pensiero e ad i comportamenti stravaganti. Il pensiero risulta disorganizzato quando sussiste un eloquio incoerente e non finalizzato che oscilla vacuamente da un argomento all’altro, ed il discorso può variare da una lieve disorganizzazione fino all’incoerenza ed incomprensibilità assoluta. Il comportamento strambo, invece, può comprendere stupidità puerili, agitazione ed inadeguatezza nell’aspetto, della cura personale e della condotta. Infine vi è la categoria dei deficit cognitivi, che includono la grave compromissione dell’attenzione, velocità di elaborazione, memoria di lavoro o dichiarativa, pensiero astratto, risoluzione di problemi e comprensione e gestione delle interazioni sociali ed umane. Il pensiero del paziente può presentare tratti di estrema rigidità e limitazione sia nel comprendere il punto di vista altrui, sia nella risoluzione dei problemi, sia nell’imparare dall’esperienza.
Circa il 5-6% dei pazienti con schizofrenia attua il gesto estremo, ossia il suicidio e circa il 20% lo tenta; molti altri hanno ideazioni di suicidio significative che possono essere correlate al disturbo depressivo, al disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) ed a quello borderline, nel caso in cui le idee suicidarie non si traducano in realtà ma portino ad atti di autolesionismo. Per quanto riguarda la violenza eterodiretta, la schizofrenia risulta un modesto fattore di rischio: le minacce e gli accessi di violenza ed aggressività sono di gran lunga più comuni e frequenti rispetto ad un comportamento seriamente pericoloso, e le persone affette da schizofrenia sono complessivamente meno violente rispetto a quelle senza questo disturbo. La diagnosi di schizofrenia richiede due condizioni, ovvero la presenza di almeno due sintomi caratteristici per un periodo significativo di almeno sei mesi ed anche la presenza di segni prodromici o attenuati di malattia con diminuzione del funzionamento sociale e della cura personale, manifesti per un periodo di sei mesi, che comprenda almeno un mese di sintomi attivi. Il trattamento per la cura della patologia in oggetto prevede la riabilitazione, con il rimedio cognitivo, i servizi sociali e di sostegno, la psicoterapia, improntata ed orientata all’allenamento alla resilienza, cioè la capacità di affrontare nel modo più adeguato i cambiamenti nella propria vita, evitando di scoraggiarsi oltre misura diventando impotenti e spettatori passivi della stessa. Infine vi è un rimedio prettamente farmacologico, e riguarda l’assunzione di una terapia farmacologica a base di antipsicotici. La psicoterapia può risultare efficace per il bisogno di un sostegno psicologico empatico allo scopo di adattarsi alla condizione di malattia cronica in cui si trovano, spesso accettandola come ingombrante “compagna di vita”. Gli obiettivi generali per il trattamento della schizofrenia sono diretti e mirati a ridurre la gravità dei sintomi psicotici, preservare le funzioni psico-sociali, prevenire la ricomparsa di episodi sintomatici e del deterioramento funzionale associato.