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MANIE

Nell’ambito della psicologia clinica la mania è una condizione psicopatologica contraddistinta da un senso di eccitazione o sovraeccitazione concernente molteplici sfere della personalità. Sovente essa rappresenta una fase, più o meno duratura, del disturbo bipolare, che alterna periodi di disturbi depressivi ed altri maniacali. Nel senso comune il termine mania viene adoperato per identificare idee o comportamenti ossessivi tipici di altre psicopatologie, come per esempio il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). Le manie sono per lo più espressioni di liberazione di energia vitale accumulata in circostanze in cui per qualche motivo particolare si è vissuta una inibizione emotiva ed una mancata manifestazione dello slancio emozionale provato. Tale energia accumulata, di carattere psico-fisico, finisce per sfociare in una sorta di nevrosi ossessiva disfunzionale e condiziona il regolare funzionamento della persona, che invece di esprimere a tempo debito e nel modo più corretto e accettabile dal punto di vista sociale le sue emozioni, viene “caricato” proprio a causa della frustrazione derivante dal mancato atteggiamento opportuno ed adeguato alla situazione critica per lui.
Le manie non sono altro che azioni, gesti, pensieri, idee e comportamenti ripetitivi e replicati in serialità al fine di sfogare la tensione emotiva accumulata e per debellare le paure più disparate. Talvolta tali gesti hanno la funzione di raggiungere una maggiore sicurezza interiore, che si rivela in ultima analisi una mera illusione fittizia.
Un inquadramento psicologico esaustivo è stato fornito, per esempio, da Karl Jasper, secondo il quale “ la mania è caratterizzata da una immotivata e traboccante allegria ed euforia primaria, da una modificazione del corso psichico nel senso della fuga delle idee e dell’incremento delle capacità associative. La gioia di vivere stimola tutte le pulsioni istintive e aumenta la spinta interiore all’azione ed al dinamismo generale, con gli impulsi vitali che si elevano da stati di esuberanza fino a raggiungere condizioni di estrema euforia, o sovraeccitamento”.
Spesso con la stessa marcata eccitazione con cui il paziente si crogiola nei suoi pensieri di superiorità(manie di grandezza), il suo umore può cambiare drasticamente fino al pessimismo esistenziale per l’insorgenza di associazioni di idee fastidiose, disturbanti e considerate demoralizzanti dal soggetto stesso. In tal modo l’euforia riposta in un particolare ambito di suo interesse può essere soggetta a drastiche e repentine alterazioni a causa di fenomeni esterni che interferiscono con la sua peculiare maniera di vedere e concepire la vita. Questo tono dell’umore estremamente altalenante non gli permette di essere permeabile ad altre rappresentazioni mentali del classico individuo normotipico. In ambito fenomenologico lo studioso Binswanger ha colto il nucleo essenziale della mania in una destrutturazione della temporalità, per la quale al maniaco è consentito vivere soltanto in un assoluto presente, senza passato né futuro. Questa maniera di porsi da un punto di vista temporale produce una frammentazione che preclude la costruzione di una storia interiore allo scopo di poter rispondere del proprio passato oltrechè ad anticiparsi e rappresentarsi mentalmente nel futuro. L’opinione dell’esperto G. Jervis è che all’interno della persona affetta da tale disturbo coesistano due anime simultaneamente, ossia quella euforica e quella più latente e celata di depressione, che rappresenta il suo vissuto più intimo e profondo. Tale ambivalenza porta il soggetto con tendenze maniacali anche a trattare le cose e le persone sotto l’esclusivo profilo della funzionalità e strumentalità, focalizzandosi su una spasmodica e morbosa ricerca di senso e significato a discapito della volontà di entrare in empatia con l’altro. Le idee maniacali possono rivelarsi anche manie di persecuzione, ovvero disturbi caratterizzati dall’ossessione di essere al centro dell’attenzione malevola di una o più persone esterne che cercano in tutti i modi possibili, secondo il soggetto interessato da tale disturbo di paranoia, di arrecargli fastidio o addirittura danneggiarlo dal punto di vista fisico e psichico. Di frequente tale sintomo di paranoia assume tratti estremi di delirio psichico, con conseguenti ed eventuali fenomeni di allucinazioni visive ed uditive che appaiono come reali ed estremamente disturbanti per l’individuo affetto da questa patologia. L’equilibrio intra-psichico ne viene irrimediabilmente condizionato e compromesso poiché l’individuo, non essendo in grado di mediare e porre un adeguato filtro protettivo, risulta assolutamente impermeabile ai tentativi di persuasione della presa di posizione erronea dello stesso, e quando la situazione reale esterna diventa critica in quanto ambigua per episodi non facilmente interpretabili univocamente, la mente paranoica tende a vivere tali momenti con accentuato malessere intraprendendo tutto un apparato di moti cognitivi che confermano e suggellano la tesi disfunzionale dominante, che potrebbe esser rappresentata dal desiderio, di radice ignota, di schernire, denigrare o danneggiare la persona in questione, e tale paura si alimenta dei segnali ambivalenti, contraddittori ed apparentemente incomprensibili lasciati ed agiti dagli individui esterni. In taluni casi il paziente si sente costretto a non manifestare emozioni per non generare reazioni eventualmente sconvenienti per lui che potrebbero minare la sua autostima ed a camuffare i suoi stati d’animo per preservarsi da eventuali pericoli di fraintendimento con le altre persone. Vi è anche un elemento intra-psichico di cui il soggetto maniacale non è consapevole, ed è il mascheramento con l’euforia di un disagio psicologico più profondo e radicato, che può comportare estrema suscettibilità a critiche persino costruttive per un problema di sovra-interpretazione, per cui l’individuo paranoide con tendenze maniacali subisce passivamente e poi sbotta in maniera violenta ed imprevedibile esternando tutta l’energia interiore accumulata sotto forma di aggressività. A causa di questi fenomeni il soggetto viene spesso evitato in quanto non compreso emozionalmente sia prima che dopo l’azione aggressiva ritenuta non socialmente accettabile; il paziente dovrebbe quindi imparare ad esternare le sue emozioni con tempismo corretto e nella maniera più adeguata al contesto nel quale si trova. Si verrà ad instaurare così un meccanismo virtuoso di espressione emotiva funzionale e costruttiva, ed il soggetto interessato da tale disturbo progredirà gradualmente nel senso di una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie capacità, con la conseguenza precipua di un incremento significativo del livello della sua autostima. Di tanto in tanto e non di rado l’atteggiamento maniacale può essere alla base dell’ ipomania, ossia una sindrome maniacale intermedia di leggera entità e gravità con assenza di sintomi psicotici, nella quale l’espressione della creatività non conosce limiti ed inibizioni: in tali casi è proprio qui che il talento artistico conosce la sua massima manifestazione.